

Questo è un diario di bordo che racconta un viaggio attraverso la sicurezza sul lavoro, visto dalla mia terra e dalla mia personale esperienza, che ha subito una trasformazione profonda dopo aver affrontato una tragedia familiare: una “morte bianca”.
Da allora, i luoghi di lavoro che frequento, le persone che incontro dentro e fuori le aule di formazione, le statistiche e i documenti che leggo sono diventati non solo il mio pane quotidiano, ma anche un mezzo per cercare riscatto e giustizia. Dedicare gli anni più belli e le ore migliori della nostra vita al lavoro non dovrebbe comportare ulteriori prezzi da pagare, eppure succede, colpendo titolari di aziende, dirigenti, lavoratori e lavoratrici sia del settore privato che pubblico.
Il prezzo da pagare può arrivare all’improvviso, con un infortunio più o meno grave, oppure a rate, culminando in un certificato di malattia professionale, disagi fisici o psichici, o entrambi. Quando il peggioramento della vita avviene a causa del proprio lavoro, che dovrebbe invece migliorare la nostra esistenza, ci si sente vittime di una profonda ingiustizia.
Le norme sulla sicurezza, ancora troppo spesso trascurate e osteggiate, dovrebbero proteggere il lavoro da questi esiti negativi. Per risultare veramente utili ed efficaci, però, devono essere osservate in 3D: la terza dimensione, quella della profondità, mette insieme le altre due (regole da rispettare e rispetto della persona) e ne svela il senso morale. Questo diventa come un sesto senso, potenziando gli altri cinque sensi tradizionali e rafforzando l’istinto di sopravvivenza.
Il vento si è alzato, possiamo partire.
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