Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo, è rimasto tetraplegico prima e cieco poi a seguito di un incidente in auto. La sua decisione di darsi la morte ha riaperto un dibattito su come si possano conciliare nella nostra società la libertà di scelta individuale e le regole che si deve dare la collettività per il bene di tutti.
È stata una vicenda umana che mi ha coinvolto e alla quale, nella riflessione, ho dedicato la prima parte di questa giornata, con la consapevolezza che partecipare, quando ne ho la possibilità, alle vicende dolorose degli altri, così come a quelle gioiose e di successo, sia sempre un’occasione per crescere personalmente.
È stato per me doloroso ammettere che viviamo in una società in cui il divieto di suicidio volontario o assistito sia vissuto dall’individuo che lo richiede come la pena, in senso proprio, di un “ergastolo” e viceversa come lo Stato, cioè la collettività, concepisca l’autorizzazione a questo atto come “pena di morte”: da entrambe le parti si è perdenti.
Ci vorrà sicuramente uno sforzo sincero e non ipocrita per conciliare le diverse posizioni e arrivare ad un valore condiviso di dignità della vita che venga, però, messo in pratica coerentemente e non come accade in nostre molte carceri in cui formalmente lo Stato non applica la pena di morte accudendo “in casa” i propri cittadini ma con una modalità che non riesce ad evitare i suicidi, in crescita.
Dopo aver fatto queste riflessioni stavo per dedicarmi ai miei impegni quando lo sguardo si è fermato su queste parole dette da Fabiano ai suoi amici poco prima di morire “Promettetemi di indossare sempre le cinture”.
All’improvviso ho sentito queste parole familiari e con il potere di connettere gli elementi che fino a quel momento erano rimasti distanti: il rispetto di una regola della collettività che limita la libertà personale per proteggere la vita era il testamento che Fabiano lasciava, seppure in tono scherzoso, alle persone a lui più care.
Quando ripeterò questo consiglio in aula o nei posti di lavoro riferendomi anche ad altre cinture, questa storia mi farà compagnia .

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